LUMEN

Barbara Fiorillo ama nascondersi, ma le piace anche sorprenderci, sapere che ci interrogheremo.
Barbara vuole mostrarsi con forza ma sembra non voglia mettere il suo nome, il suo volto, nelle sue opere. Tuttavia è presente in ogni immagine… ma ci dice anche che vorrebbe non esserci, c’è
ma non ha un volto. Il contorno, l’ambiente cattura immediatamente la nostra attenzione che miracolosamente abbandona gli abbagli del flash e si allarga al resto, a ciò che resta della nostra identità dopo che si è progressivamente dissipata nell’ambiente, dopo che si è mimetizzata con il contesto. Questo lavoro ha un chè di sorprendente, riprende lo storico interrogativo dell’uomo che forse rimbomba ancora più potente nella nostra epoca: Chi sono io? Sono forse un volto, un corpo? Sono l’oggetto della mia fotografia o ne sono il soggetto? Barbara Fiorillo ci insegna che noi siamo gli oggetti della nostra opera, ma che la nostra opera, o forse la nostra vita, richiede che il click lo facciamo noi, ci dice anche che viviamo una omologazione, una massificazione, che finirà per rendere i nostri volti tutti uguali, dunque irrilevanti.

— Paolo Cotrufo. Psicoanalista.