OBLìO

Il lavoro di Barbara Fiorillo racconta l’Isola.
Un’ isola scarna, apparentemente, vuota di vita, sorge dal mare, arsa dal sole, viva solo, di pietre antiche, di rocce, colonne, monoliti, porte.
La materia arcaica domina, terra, roccia, plasmata dagli elementi in forme, vive, vigili, che cambiano forme sotto i nostri sguardi, e allora intravedi le rughe, le forme, i volti che emergono da una memoria limbica.
E tutto si anima, cancelli con le ali, porte che sono portali, che collegano dimensioni temporali.
L’Isola, così rappresentata, racconta una connessione tra tempi.
Tempi da attraversare tramite le tante porte che compaiono nelle immagini del racconto di Barbara Fiorillo.
Porte scavate nella roccia; cancelli a cui spuntano le ali di un angelo prigioniero; portoni fra colonne, tra gli alberi, tra il muro diroccato di una strada. Porte, che se chiuse, lasciano sempre intravedere ciò che sta oltre.
Un oltre che non porta in altro luogo, ma in altro tempo e in altra dimensione.
Così, come il mare, pure, diventa un elemento da attraversare, da oltrepassare; guardandolo, quasi ci aspettiamo di vedere apparire lontana la barca del traghettatore, e allora, siamo certi, di poter, ora iniziare il nostro viaggio, guidati dal Poeta, unica figura umana, ma lontana, evanescente, presente nell’unica immagine.

— Giusi Coppola. Insegnante, Poetessa.